Alla scoperta di Viterbo

Il capoluogo storico dell' Alto Lazio, l' antica Tuscia dei Romani, sorge alle falde dei monti Cimini, lungo la via Cassia, importante centro etrusco e poi romano, presenta ancora un aspetto prevalentemente medievale; Nel XIII secolo divenne sede papale e fece parte dello Stato della Chiesa; durante la II Guerra Mondiale subì pesanti bombardamenti che devastarono ilsuo tessuto urbano antico.

Il San Pellegrino è quartiere più antico con torri e case con scale esterne e decorazioni angolari, ben conservato, come due delle sette parte della città comunale: piazza San Lorenzo, antico fulcro politico e religioso della città raccoglie le due testimonianze più significative dell'architettura e della storia di Viterbo: la cattedrale di San Lorenzo e il palazzo dei Papi. La cattedrale risale al XII secolo, rimaneggiata nei secolo, presenta la facciata del XVI secolo, che sostituì quella romanica e il campanile trecentesco con chiari influssi toscani adornato nei quattro piani doppie bifore gotiche sormontate da doppie fasce di peperino e  travertino e concluso da una cuspide ottagona; all'interno conserva pareti affrescate della primitiva costruzione.

Accanto al duomo si trova il palazzo dei Papi, simbolo della città, ha ospitato alcuni conclavi, esempio di architettura gotica, la facciata è aperta al primo piano da bifore e coronata da merli, sulla destra si apre la loggia caratterizzata da sette archetti ogivali, sorretti da sedici esili colonnine e ornati nella parte superiore da un elegante traforo; gli archetti sostengono una fascia decorata con bassorilievi di scudi e leoni. Il palazzo è sede del Museo d'Arte Sacra.

Piazza del Plebiscito era il centro della città del XIII secolo come ricordano il palazzo del Podestà, che risulta ampiamente rimaneggiato e il palazzo dei Priori, del XV secolo,oggi sede del Comune, presenta il prospetto a portico. La città ricca di fontane: la più famosa è la Fontana Grande del 1279, la vasca a croce greca è sormontata da due tazze e da un pinnacolo, in origine era alimentata da un acquedotto romano.


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